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Televisori LG NanoCell recensione: perché può sorprendere anche chi ha già una smart TV

Elettra Zanibonidi Elettra Zaniboni· 14/08/2026 08:47
Televisori LG NanoCell recensione: perché può sorprendere anche chi ha già una smart TV

La prima volta che ho acceso un NanoCell in laboratorio, un cliente con una smart TV di cinque anni mi ha guardata scettico. Diceva di avere già tutto: app, telecomando vocale, una buona immagine. Ho messo su una scena al tramonto, colori complicati da tenere a bada. Gli aranci si sono sciolti nei viola senza quel velo grigiastro che spesso tradisce i pannelli medi. Lui ha fatto un passo avanti, come per prendere meglio le misure. È in quel gesto che ho capito la chiave: non serve essere il primo a comprare l’ultima moda, basta riconoscere quando un dettaglio in più cambia davvero l’esperienza.

Colori più puliti e angoli più larghi: dove i NanoCell fanno la differenza

I TV LG con tecnologia NanoCell puntano su un filtro di nanoparticelle che ripulisce i colori dalle impurità spettrali. È un modo per ottenere rossi più pieni e verdi meno slavati, soprattutto nei contenuti in HDR. Nella pratica, significa che il prato di uno stadio non si confonde in un’unica macchia e i cieli al crepuscolo conservano sfumature che sui pannelli tradizionali si perdono per strada.

Nella mia esperienza al banco assistenza, la sorpresa più frequente riguardava gli angoli di visione. Molti modelli NanoCell si appoggiano a pannelli con comportamento simile agli IPS: il contrasto assoluto non tocca i picchi di un OLED, ma la tenuta cromatica fuori asse resta affidabile. In un salotto dove il divano non è centrato o la famiglia si distribuisce a semicerchio, la coerenza dei colori rende la serata più semplice, senza quella danza di sedie per trovare “il punto giusto”.

Il rovescio della medaglia è noto: i neri non sono abissali e, nelle scene buie, qualche alone può comparire. Qui intervengono l’algoritmo di gestione del contrasto e i sistemi di local dimming presenti su alcune serie, che smussano i difetti più evidenti. È una partita di equilibri e, su molti contenuti reali, il risultato è più che convincente.

webOS oggi: meno frizioni, più abitudini rispettate

Chi ha già una smart TV spesso teme di dover rieducarsi. I NanoCell più recenti con webOS aggiornato lavorano proprio per ridurre l’attrito. L’interfaccia scorre in modo più fluido, le categorie delle app sono ordinate con un senso domestico e le schermate non sommergono di suggerimenti invasivi. Le Carte rapide aiutano a ritrovare le abitudini: un percorso diretto verso le sorgenti, le app preferite, il profilo personale con cronologia e impostazioni già familiari.

Il Magic Remote resta una piccola trovata che, dopo due giorni, fa dimenticare i pulsanti tradizionali: puntamento a schermo, rotella centrale, scorciatoie intelligenti. È comodo sia per selezionare un film, sia per muoversi nel menù avanzato senza quella sensazione di labirinto che conosco fin troppo bene quando spiego ai clienti come cambiare un’impostazione al volo.

Le app principali ci sono, arricchite da servizi di cloud gaming quando supportati, e l’assistente vocale integrato semplifica le richieste semplici. In soggiorno, chiedere di abbassare la luminosità o aprire un canale specifico smette di essere un rito tecnico e torna a essere un gesto naturale. Per chi vive nell’ecosistema mobile, la compatibilità con AirPlay 2 e i comandi tramite Google Assistant o Alexa, a seconda dei modelli e dei Paesi, completa il quadro.

Sincronizzare i dispositivi senza impazzire: soundbar, console e decoder

Nel centro assistenza vedevo spesso la stessa faccia preoccupata: “accendo la soundbar e la TV non capisce, poi non si sente più l’audio”. Sui NanoCell moderni la questione è più lineare, a patto di un piccolo rito iniziale. Collegando la soundbar all’ingresso eARC tramite HDMI, il televisore la riconosce e abilita la gestione del volume con un solo telecomando. Nelle impostazioni, la voce Simplink (il nome LG per HDMI-CEC) va attivata per far sì che i comandi viaggino entrambi i sensi: accensione sincronizzata, volume in controllo, niente doppie regolazioni. È un passaggio che spiego sempre, perché sblocca la promessa della semplicità.

Le console di nuova generazione beneficiano di porte HDMI 2.1 presenti su molte serie NanoCell di fascia più alta. Quando disponibili, la combinazione di VRR e ALLM, insieme al 4K a 120 Hz, riduce l’input lag e rende l’azione più fluida nei giochi compatibili. LG ha anche un pannello di controllo dedicato ai gamer, il Game Optimizer, dove si possono controllare a colpo d’occhio frequenza, sincronizzazione e profili immagine senza perdersi tra mille sottomenù. Sui modelli privi di HDMI 2.1, resta comunque una buona reattività in 4K60 e, per gran parte della libreria, è più che sufficiente.

Chi utilizza ancora un decoder o un lettore blu-ray troverà un mosaico di ingressi gestito con ordine. La pagina sorgenti di webOS consente di rinominare ogni dispositivo, così “HDMI 1” diventa “Console”, “HDMI 2” diventa “Soundbar”, e nessuno in casa si domanderà più dove sia finito il calcio o come tornare al film interrotto.

Immagine che cresce con i contenuti giusti

Un altro equivoco che incontro spesso è pensare che il televisore, da solo, debba rimediare a tutto. L’upscaling dei NanoCell fa un lavoro rispettabile con i canali tradizionali e con lo streaming in Full HD, ma la vera differenza si vede quando arriva materiale ben codificato. Un film in 4K con HDR10 o Dolby Vision trova nel filtro NanoCell e nella mappatura dei toni un terreno adatto. La grana resta sotto controllo, i gradienti non “bandeggiano” e le scritte bianche su sfondo colorato non tremolano ai bordi, un dettaglio che racconto sempre perché è ciò che gli occhi stanchi colgono per primi.

Per gli sportivi, la gestione del moto è stata rifinita negli ultimi anni. Le scie sulla palla sono meno invasive e l’interpolazione, se ben dosata, non crea quell’effetto telenovela che divide le famiglie. È un equilibrio personale: io suggerisco di partire con un’impostazione “cinema” e alzare il controllo del movimento solo quando serve, ricordando che ogni evento sportivo ha le sue luci e i suoi tempi.

Audio: quello che basta, più lo spazio per crescere

I diffusori integrati dei NanoCell moderni hanno guadagnato corposità e, con l’elaborazione AI Sound, cercano un palcoscenico più ampio. Per i dialoghi, la chiarezza è buona e non costringe a corse continue al telecomando durante gli spot. Chi desidera un salto in avanti troverà nell’eARC la via maestra: una soundbar compatibile o un sistema più ambizioso si sposano bene con la TV, senza soluzione di continuità. La latenza resta contenuta e il labiale non scivola via, un dettaglio che in negozio si nota meno ma in salotto decide la pace familiare.

Consumi, riflessi e la vita vera del salotto

Un televisore non vive in laboratorio. I NanoCell, con i sensori ambientali attivi, regolano la luminosità in base alla stanza. In una giornata piena di luce, il pannello spinge il bianco quel tanto che basta per vincere i riflessi; la sera, abbassa il tiro e riposa gli occhi. Il rivestimento antiriflesso non fa miracoli, ma attenua abbastanza da rendere guardabile una partita al pomeriggio, persino con una finestra aperta alle spalle.

Sul fronte energetico, le modalità eco sono più intelligenti di ieri: non stravolgono la temperatura colore e non affogano i dettagli in ombra. Se si desidera una resa d’autore, un breve passaggio nella calibrazione di base aiuta: contrasto e luminosità su valori moderati, temperatura “caldo” e la nitidezza non oltre il necessario. Bastano cinque minuti e la TV smette di sembrare un bilanciere su cui si deve aggiungere peso a caso.

Quale taglio scegliere e a chi parla davvero

La scelta della diagonale è sempre un braccio di ferro tra spazio e desideri. Tra i 50 e i 65 pollici vive la zona d’oro per i salotti italiani; oltre, si entra nella suggestione da sala cinema che però chiede distanza adeguata. Una nota pratica che ho imparato lavorando dietro le quinte: in alcune diagonali cambiano i pannelli, con neri più profondi su certi tagli e angoli migliori su altri. Vale la pena leggere le specifiche del singolo modello e, se possibile, dare un’occhiata dal vivo con una scena scura e una molto luminosa. È il modo più onesto per capirsi al primo sguardo.

Per chi ha già una smart TV, l’attrattiva dei NanoCell sta in tre promesse concrete. La prima è la pulizia cromatica, che si percepisce subito sui contenuti giusti. La seconda è un webOS che non chiede un corso accelerato e si lascia domare da subito. La terza è la facilità di convivenza con il resto dell’impianto: una soundbar che si accende insieme al televisore, una console che negozia la frequenza giusta senza menù criptici, uno smartphone che lancia il video in un gesto.

Alla fine di quel tramonto in negozio, il cliente ha sorriso e mi ha chiesto di riaprire la scena di notte, per vedere “quanto nero è nero”. Non cercava la perfezione, ma la sensazione di un salto in avanti senza cambiare abitudini. È qui che i NanoCell, quando scelti e regolati con cura, sanno sorprendere: non come un fuoco d’artificio che svanisce, ma come la luce di casa quando trovi il dimmer esatto. Torni sul divano, prendi fiato e ti accorgi che quella tonalità, una volta vista, non vuoi più perderla.

Elettra Zaniboni
Elettra Zaniboni

Elettra ha vissuto tre anni lavorando in un centro assistenza tecnica, dove si è appassionata alle novità dei pannelli tv. Oggi confronta modelli per orientare il pubblico nelle scelte, prediligendo soluzioni accessibili e spiegazioni semplici sulla sincronizzazione di dispositivi smart.